Marijan Zadnikar

GUIDA ALL’ABBAZIA DI STIÈNA

Il grande fermento spirituale, contrassegnato dalla lotta tra i papi romani e gli imperatori tedeschi per il primato, chiamata anche questione di investitura (laicale) che comprende pure l’inizio delle crociate alla fine del secolo XI e che coinvolse specialmente l’Europa occidentale, scosse, naturalmente, pure il mondo monacale. L’ordine benedettino diventava molto ricco nonostante le continue riforme, emanate dal celebre monastero di Cluny - “Roma francese”, e qualche volta dimenticava la Regola di s.Benedetto da Norcia, padre del monachesimo occidentale e patrono d’Europa. “Ora et labora” significa che bisogna dare il primo posto alla preghiera e guadagnarsi il pane quotidiano col lavoro. Un piccolo numero di monaci seri, viventi nel monastero Molesme nella Borgogna, si ritirò nella solitudine per ricominciare una vita tutta semplice, naturale e modesta come consigliava il loro grande maestro. Nel 1098 sulla pianura paludosa a sud di Dijone sorse un monastero “nuovo” C teaux, in latino Cistercium, che ha dato molti santi, tra i quali figura il suo fondatore s.Roberto, poi nel secolo seguente il riformatore s.Bernardo da Chiaravalle (=Clairvaux). Alla sua morte nel 1153 l’ordine cistercense contava 343 fondazioni monastiche, sparse in grande parte d’Europa.

Tre decenni dopo la fondazione dell’ordine cistercense si iniziò a Stièna, la costruzione dell’odierna abbazia, che ora è il più antico monastero di Slovenia. La sua istituzione legale e formale avvenne nel 1135/1136 sotto il patriarca di Aquileia Peregrino, quale vescovo di competenza territoriale, la cui influenza andava fino alla Borgogna, regione dalla quale giunsero i primi monaci. Molti benefattori negli anni successivi arrichirono il monastero con donazioni, aggiungendo sfarzo alla vita semplice dei religiosi, ma le turche incursioni del quattrocento e poi arrecarono danni gravissimi all’edificio. Nel 1784 il monastero venne sciolto col decreto dell’imperatore Giuseppe II. La vita monacale fu ripresa solo dopo 114 anni. Oggi, nel 1998, qui vivono 12 cistercensi, dei quali 5 sono sacerdoti, 2 studenti di teologia e 5 monaci non sacerdoti. Nel mantenimento del monastero vengono aiutati da molti benefattori ed amici.

 

/1. slika/ Vista dall’alto dell’abbazia di Stièna: la parte orientale

/2. slika/ Pianta del monastero di Stièna alla fine del secolo XIX: 1 - chiesa, 2 - chiostro, 3 - il grande cortile orientale, 4 - ala barocca con la Cappella dell’abbate, 5 - ala orientale lungo il ruscello, 6 - Prelatura antica, 7 - Torre orientale, detta anche superiore, 8 - ex-cappella di s.Paolo, 9 - edificio del Refettorio e della Biblioteca, 10 - Abbazia di Neff, 11 - Granaio, 12 - resti delle fortificazioni erette contro i turchi, 13 - giardino del convento

 

Nei suoi 850 anni il centro monastico di Stièna si sviluppò come un gruppo di edifici razionalmente disposti, circondati da un muro, dotato di torrette difensive. La parte più antica del monastero, che dette origine a tutto il complesso, risale al secolo XII: la chiesa ed il chiostro erano in puro stile romanico, come pure le ali connesse, la cappella esterna di s.Paolo, la quale stava vicino all’entrata di allora, infine le rovine della chiesa di santa Caterina fuori le mura, a nord.

 

/3. slika/ Modello dell’ambito ristretto dell’abbazia nel periodo romanico

/4. slika/ Pianta della chiesa romanica del secolo XII

 

La chiesa, come tutte dell’ordine cistercense, dedicata alla Vergine Madre. L’edificio, nel suo aspetto esteriore non rivela i suoi 850 anni, perché la sua parte più significativa, il piano superiore della basilica, venne ricoperta da un tetto nuovo a due falde all’inizio del seicento. Allora era nato sopra gli archi barocchi un intero piano della basilica con doppia fila di alte finestre e la chiesa aveva tre navate longitudinali e una navata trasversale, coperte, anche nel punto d’incrocio, da soffitti in legno. Dopo i rimaneggiamenti nel periodo barocco sono rimaste poche testimonianze dell’originario stile romanico: la pianta della chiesa e le doppie file di arcate con sei paia di archi semicircolari, mentre il settimo paio di archi ad ovest venne eliminato nel seicento. Guardando con attenzione l’abside centrale romanica, presente sotto la pavimentazione dell’altare maggiore, le fondamenta delle due piccoli absidi laterali, ora venute a luce nel cortile orientale, e quelle della piccola abside del transetto, nella cosiddetta sacrestia antica, possiamo ricostruire la pianta dell’originaria chiesa romanica a tre navate: una basilica a pilastri con soffitti piani, con una navata trasversale e due cappelle allungate presso il quadrato del coro. Tutti i tre presbiterî si concludono con absidi semicircolari, mentre le due absidi piccole si trovano ai due termini del transetto. La chiesa così concepita non rispecchia la pianta tipica cosiddetta bernardina e l’architettura di Borgogna con gli archi di tipo Fontenay ma ripete la base benedettina arcaica sull’esempio di Cluny II dal secolo X. Così la chiesa di Stièna rimane l’unica chiesa cistercense “non cistercense” di tutta l’Europa. Fu consacrata l’8 luglio 1156. Un documento della fine del secolo XII testimonia che il suo costruttore era un “cementarius” Michael, francese d’origine.

Nel primo barocco, sotto l’abate Jakob Reinprecht (1603-1626) all’edificio romanico si aggiunsero archi e nuovi rivestimenti esteriori. L’impresa riuscì solo parzialmente, poiché la chiesa rimase divisa in tre navate diverse, coi pilastri ed arcate semicircolari - tutto tipicamente romanico. Le decorazioni architettoniche, gli stucchi ornamentali, la serie di stemmi delle regioni sull’arcata sotto il coro, gli stemmi vescovili e religiosi nelle arcate delle navate laterali, il grande stemma dell’abate Jakob, le pitture seicentesche che decorano la cupola e la navata centrale sono in stile barocco.

/6. slika/ Vista della navata centrale nella chiesa conventuale, da est

Le lapidi sepolcrali, delle quali la pi bella rappresenta l’epitafio bruno-rosso dell’abate Jakob, e tutti gli arredi della chiesa attuale, sono del periodo tardo barocco, mentre la statua della Vergine Madre nell’altare maggiore risale al periodo della prima barochizzazione. Poco prima del decreto abolitivo di Giuseppe II fu costruito l’altare maggiore attuale ed i numerosi altari delle navate laterali, che non sempre raggiungono un alto nivello artistico, ma sono in armonia con tutto l’interno. Lo stesso vale per la cassa dell’organo e per il pulpito. La Via crucis è del 1766, opera del pittore Fortunat Bergant da Kranj. Le quattordici stazioni, insieme alle cornici in legno finemente ritagliate, sono il maggiore patrimonio pittorico del santuario.

 

/7. slika/ Lapide sepolcrale dell’abate Jakob Reinprecht, 1623

/8. slika/ Prospetto dell’organo barocco del 1747 col nuovo strumento musicale

/9. slika/ La quattordicesima stazione della Via crucis, dipinta nel 1766 da Fortunat Bergant

 

Il chiostro si trova a sud della chiesa. Il centro attivo del convento conserva qui con le sue mura lo stile romanico. Lo testimoniano le entrate, ora murate, che nel suo tempo davano accesso alle sale comuni, raggiungibili dal porticato con volte a crociera. Di quel periodo ci restano due bifore romaniche che nei tempi passati collegavano il corridoio con la sala capitolare nell’ala orientale. Oggi lo stile prevalente del chiostro è quello primo gotico, perché la versione precedente era di legno con ripidi tetti a leggio. Verso 1260 il chiostro venne ricostruito in muratura con il soffitto a volte a vela. A causa delle severe regole dell’ordine cistercense che imponevano limitazioni all’arte figurativa, solo nella galleria, leggermente ampliata, che costeggia la chiesa, sono stati conservati alcuni pezzi figurativi ed elementi plastici pittorici: sulla pietra di volta il Cristo sofferente, Agnello di Dio, la testa di Cristo. Nella galleria occidentale lungo l’ala dei monaci laici si vedono enormi volti maschili e femminili, che ornano le semplici ed austere mensole. Degne di ammirazione sono anche le volte dipinte con scene tratte dall’antico testamento: i patriarchi e profeti, la storia di Giona e Sansone, le immagini legate ai pensieri dell’uomo medioevale. Create agli inizi del trecento, rappresentano un'enciclopedia dei tempi passati. Ottimamente conservata la personificazione dei quattro venti, le allegorie delle quattro virtù, i patriarchi e profeti della bibbia, qualche animale fantastico, i sacrifici. Molti dipinti delle 24 volte sono ormai irriconoscibili. Il valore artistico del chiostro grande e testimonia tutti i valori morali della sua epoca. In primavera si può ammirare l’erba crescente, quando brilla il sole l’uomo sensibile rivede gioiosi giochi di ombre ed anche alternanti forme geometriche sulle pareti e sul pavimento colorato di luce - qui batte il cuore vivo dell’intera abbazia.

 

/10. slika/ Galleria nord e quella orientale del chiostro: volte a crociera

/11 slika/ Bifora romanica dell'antica sala capitolare: secolo XII

/12. slika/ Mensole ad arco nella galleria orientale del chiostro: secolo XIII

 

Nel medioevo si trovava qui un’entrata, attualmente murata, attraverso la quale i monaci entravano nella chiesa, dal chiostro. Adesso si vede qui la lapide sepolcrale del conte Pancrazio Auersperg - Turjak - della fine del quattrocento. Nella nicchia è rimasto qualche oggetto prezioso, lavorato in pietra: tra altro, la base di una grande colonna romanica la quale ora orna la vicina chiesa parrochiale di Šentvid.

Dato che la disposizione degli spazi abitabili nel pianterreno ed intorno al chiostro sia quasi uguale in tutti i monasteri cistercensi, a Stièna il corridoio, vicino alla sala capitolare, collegava la galleria orientale col vicino grande cortile (orientale). Ne danno prova le due aperture semicircolari nella galleria e nel cortile, tutte e due romaniche. Questo corridoio di collegamento stato identificato grazie agli scavi nel 1997. Accanto al corridoio descritto era situato il Parlatorio del monastero, che però già nel duecento fu in parte usato come prigione allora obligatoria. Nella galleria si vede l’apertura gotica quadrangolare di quel luogo lugubre. Il corridoio di collegamento insieme al parlatorio precedente sono stati rimaneggiati nel periodo barocco e sono diventati una unica sala grande, chiamata Sala capitolare, illuminata da tre grandi finestre, ideate nel 1991 dal pittore polacco St. Jakubczyk, il quale ha voluto ravvicinare l’Annunciazione, la Crocifissione e la Discesa dello Spirito a Pentecoste. Lo scultore autodidatta Jože Trontelj esegu nel 1998 il pavimento in legno e le 37 sedie ed adornò le spalliere della sedia dell’abate e delle due sedie adiacenti con stemmi intarsiati dei monasteri cistercensi: di Stièna e dell’abbazia Wettingen-Mehrerau, la quale nel 1898 fece rinascere il monastero di Stièna. Nei supporti lignei, che interdividono le spalliere, lo scultore incise i 41 beati e santi dell’ordine cistercense. L’ambone riposa sui simboli dei 4 evangelisti.

Nel lato sud, il porticato porta al Refettorio dei monaci, situato nel pianterreno dell’edificio in stile gotico che si addentra nel bellissimo giardino. In origine, il refettorio aveva un’altezza fino alla capriata del tetto ed era illuminato dalle finestre gotiche. Nel periodo barocco questo spazio venne diviso da una volta, così che attualmente sopra il refettorio si trova la Biblioteca. Nel refettorio troviamo la volta a botte, ornata parzialmente con stucchi decorativi e figurativi. I medaglioni della volta, adesso imbiancati, nel 1704 erano stati affrescati dal pittore tirolese Ferdinand Steiner.

La Biblioteca è una sala semplice col soffitto piano. Di dipinti solo ornate le intercapedini delle finestre: si vedono i busti di saggi greci e romani, nei medaglioni laterali le scene riguardanti la filosofia ed i detti famosi, scritti in lingua latina. Per il loro stile questi dipinti risalgono al settecento. La Biblioteca non conserva più i famosi manoscritti della seconda metà del secolo XII (“Stiški rokopisi”), ornati di miniature iniziali policrome, che vengono annoverate tra gli esempi migliori d’Europa. Dopo la chiusura del monastero nel 1784 molti manoscritti e libri preziosi furono trasferiti alla Biblioteca nazionale viennese, la maggior parte ora è custodita nella Biblioteca nazionale universitaria di Ljubljana.

 

/13. slika/ Dipinti sulla volta del chiostro: i quattro profeti

/14. slika/ Refettorio del convento con le stuccature barocche

 

Il nucleo romanico del monastero venne sovente rimaneggiato. L’abate Volbenk Neff (1550-1566) fece prolungare verso ovest l’ala meridionale dell’abbazia aggiungendovi un'ala a due piani, denominata perciò l’Abbazia di Neff. Nel pianterreno si trova un atrio che ha la triplice volta nervata a costoloni, dipinto ed ornato da rami e viticci, da foglie verdi, fiori variopinti, diversi tipi di fragole ed uccelli. In cima è dipinto lo stemma dell’abate Volbenk, sul lato opposto lo stemma del monastero di Rein presso Graz, che fu la casa madre di Stièna e che riuniva una serie di monasteri europei. Questa decorazione è tipica della metà del cinquecento.

Molti alti edifici racchiudono il grande cortile orientale che di solito accoglie il visitatore. Ad est chiuso da una lunga ala a due piani, con arcate al pianterreno, e qui dal secolo XVIII si trova l’entrata principale del monastero. A nord è situato un bell’edificio rinascimentale, chiamato “Prelatura antica”, ad ovest il cortile viene delimitato dall’antica ala della sala capitolare che confina con la parte finale orientale della chiesa che dimostra la “goticità” del primo seicento. Il campanile barocco si erge all’incrocio delle navate. Dalla parte meridionale il cortile è stato chiuso soltanto nel settecento dal rappresentante edificio barocco che nel primo piano contiene la “Cappella dell’abate”.

 

/15. slika/ Arcata dipinta nell Abbazia di Neff: secolo XVI

 

La parte più antica del monastero l’ala della Sala capitolare. Durante gli ultimi lavori di restauro del pianterreno venne alla luce la bella muratura romanica, un’entrata semicircolare che allora collegava il cortile col porticato del chiostro. Là si scoprirono molte aperture murali, differentemente formate ed ora murate, delle quali almeno alcune davano luce al dormitorio comune dei monaci al primo piano.

Il portone centrale del monastero si trovava fino al settecento nella parte superiore della lunga ala che costeggia il torrente - vicino alla Torre superiore di oggi. Adesso l'entrata è collocata al centro dell'edificio. Accanto al presbiterio "gotico" della chiesa sono scavate le fondamenta delle due absidi semicircolari della basilica romanica. I due grafici di Valvasor dimostrano che il cortile alla fine del seicento non era chiuso a lato sud. Nel secolo seguente lo chiuse l'abate Viljem Kovaèiè (1734-1764) che fece costruire l'edificio di rappresentanza con una larga scalinata doppia che conduce alla porta di una fastosa sala nel primo piano, oggi denominata "Cappella dell'abate". L'interno e l'esterno dell'edificio fu terminato al tempo dell'abate Taufferer (1764-1784). Sono di questo periodo le ricche cornici, le sfarzose stuccature e la porta intarsiata coi motivi tipici contemporanei. Tutta la sala irradia l'atmosfera tardo barocca, a cui la pittoresca leggerezza di ornamenti policromi sembra togliere quasi tutta la gravità della vita quotidiana. I dipinti sulle pareti, con numerosi simboli cristiani, sono opera di un pittore sconosciuto il quale adornò anche la Biblioteca.

 

/16. slika/ Il grande cortile orientale con la chiesa

/17. slika/ Scalinata barocca dinanzi alla "Cappella dell'abate"

 

“La Prelatura antica” rinchiude dal lato sud il grande cortile del monastero, ma ha la sua facciata principale a nord, perché per molti anni da questo lato giungevano ospiti nel monastero. L’edificio attuale si presenta come un’ala unitaria imponente a due piani. Visto da vicino rivela il lato occidentale più vecchio, costruito in maniera autonoma che assomiglia a una torre di difesa, con le feritoie, aperte su tutti e quattro lati. Nel tardo cinquecento i feroci turchi coi loro alleati balcanici assalirono improvvisamente. La facciata principale contiene elementi del rinascimento nordico e negli angoli due balconi a forma di torre che nel principio superavano il tetto in altezza: qui si trovava la locanda che eccezionalmente ospitava anche i cavalli degli ospiti. L’abate Jakob fece allungare questo edificio verso est: il portone di pietra porta il suo stemma e l’anno 1605, nell’anno seguente però è stata costruita la finestra nel secondo piano a sud. Qui si trovava la direzione del monastero, le stanze riservate al vescovo-ospite, l’archivio ed una cappella dedicata alla Vergine Maria.

La gente “illuminata” chiuse il convento di Stièna nel 1784. Vennero così distrutti gli arredi e oggetti di grande valore artistico. Moltissimi documenti del grande e vecchio archivio, conservati qui, vennero dispersi nelle più svariate direzioni e destinazioni.

La prelatura antica ha due piani. Al pianterreno si trovano due aule che collegano il cortile interiore del monastero con lo spazio aperto a nord. Grande è l’aula nella parte più antica, quella occidentale. La sua architettura rinascimentale ha pilastri in pietra e la volta a botte. Dopo il restauro lo spazio si è dimostrato così nobile e funzionale da essere utilizzato per esposizioni artistiche. A questo scopo servono anche le piccole stanze che confluiscono nella grande aula del secondo piano della parte orientale. Là si trova anche il negozio del monastero che vende alcuni generi alimentari, medicine, ricordi etc. I visitatori hanno a loro disposizione una sala dove possono seguire il programma audiovisivo descrivente la storia e le particolarità del monastero.

 

/19. slika/ La rinascimentale Prelatura antica (1598-1605)

 

Tutto il primo piano ora contiene le collezioni del Museo sloveno di religione. Molti oggetti esposti, tra suppellettili e vasellame, sono il lascito del collezionista sloveno Leopold Kozlevèar (1904-1988), a cui Matej Sternen fece il ritratto nel 1947. La galleria contiene dipinti dal cinquecento in poi, una collezione di oggetti liturgici in metallo: il tabernacolo di Stièna, calici, ostensori, candelabri, sigilli, antichi libri stampati, i quadri dipinti dai maestri barocchi: Fortunat Bergant, Valentin Metzinger, Anton Postl ed altri. Preziosi sono antichi indumenti liturgici, pietre artisticamente scalpellate nel medioevo, ceramica, tegole etc. Interessanti sono i due modelli plastici del monastero nella versione romanica e barocca. Li ha costruiti il signore Hubert Patzelt di Hirschaid in Germania, conoscitore ed amico di vita cistercense.

Nell’altro lato dell’aula si susseguono le stanze di museo e di galleria d'arte pittorica e statuaria. Una stanza è dedicata ai dipinti del pittore accademico, sacerdote cistercense Gabriel Humek (1907-1993). L’altra contiene libri e oggetti del missionario sloveno tra gli indiani della Nordamerica, servo di Dio, Friderik Baraga (1797-1868). Nell’edificio, adiacente il ruscello, sono raccolti strumenti, macchine, arnesi ed utensili di vita agricola; là sono pure dimostrazioni delle professioni artigianali. Si vedono anche alcuni oggetti votivi e devozionali, cappellette, crocifissi, immagini sacre, la copia della “Madonna di Solèava”, il cui originale risale al duecento. Bisogna menzionare anche la collezione di dipinti sul vetro e quella di statue lignee del soprannominato Kozlevèar.

Nel secondo piano la grande aula ha due finestre per lato. Il dipinto murale dal seicento restaurato dimostra che l’aula in origine aveva la volta a botte. Là si vedono due portali lapidei coi frontoni triangolari: il primo contiene lo stemma di Stièna con una mitra, il secondo lo stemma di Stièna collegato con lo stemma dell’abate Jakob. Quasi tutte le stanze hanno il soffitto piano, le due sale a nord il soffitto in legno piano: il primo ha le tavole simmetriche sopra travi robuste, il secondo cassettato in diverse forme geometriche, tipicamente seicentesche. Anche la stanza di angolo era tutta dipinta in stile barocco come dimostrano le iscrizioni coi nomi di alcuni santi e di 4 padri della Chiesa.

Molto ricca è la decorazione murale nei luoghi piccoli presso la Torre superiore. L’aula centrale decorata coi stucchi che raffigurano l’allegoria delle quattro stagioni, sulle due pareti medaglioni plastici dipinti. Specialmente bella la decorazione della volta a crociera nella piccola stanza: il viticcio intrecciato tra le scene di caccia, sulle pareti gli stemmi degli abati, della regione Carniola e delle altre regioni vicine. Questi dipinti arrichiscono la nostra conoscenza della pittura murale nel primo barocco e meriterebbero una descrizione dettagliata.

Per dar spazio a questa Prelatura antica venne attorno al 1600 demolita la cappella romanica di san Paolo, situata all’entrata medievale nel monastero. Durante gli scavi archeologici del 1954 furono trovate prove che questa “cappella d’ingresso” aveva una lunga navata rettangolare coll’abside semicircolare. La cappella si spingeva oltre la linea costruttiva del grande edificio lungo il ruscello. Sono conservati il suo arco di trionfo semicircolare e la finestrella romanica nella parete sud. Sulla parete nord della navata romanica era visibile l’affresco gotico di sant’Eligio, patrono di fabbri, cocchieri e staffieri, nel pieno quattrocento dipinto dal celebre pittore Giovanni da Ljubljana, autore di molti affreschi per altre chiese, fatti sempre su commissione del monastero di Stièna. L’affresco venne tolto dalla parete ed è ora nel museo di Stièna, custodito assieme al grande stemma che ornava l’edificio sul lato lungo il torrente. Sant’Eligio era raffigurato su questa parete per essere visto dagli ospiti. Nella cappella “esteriore” di san Paolo si celebravano le messe per gli ospiti del convento, specialmente per le numerose donne, alle quali era allora vietato l’accesso alla chiesa dell’ordine, perché tutto il monastero era di stretta clausura.

 

/20. slika/ Atrio della Torre superiore con le ricche stuccature (1620)

 

L’antica entrata è oggi ricordata da alcuni resti della romanica “cappella d’ingresso”. Lo testimonia l’atrio ad arcate sotto la Torre superiore con ricchi stucchi ornamentali. Sulla volta a botte, nei medaglioni allungati, sono raffigurati i 4 padri della Chiesa latina: sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Gregorio e san Geronimo. Sulla parte inferiore della volta troviamo una composizione raffigurante la Crocifissione, al lato opposto una scena rappresentante l’Elevazione della croce del Signore. Particolarmente interessante l’immagine del Giudizio universale che conserva intatti elementi dell’iconografia medioevale, basata sugli affreschi gotici. I due stemmi e l’anno 1620 testimoniano che queste stuccature erano ordinate dall’abate Jakob. Si tratta di un esempio tra i più antichi d’Europa ed il primo in Slovenia.

Quando nel 1994 fu demolita la fattoria sul “giardino di Polž” fu riscoperta la lunga facciata occidentale della grande ala di frati, col piano superiore, dove erano visibili al pianterreno le finestrine murate di stile romanico. Al primo piano si sono aggiunte simili aperture finestrali e un’entrata romanica. I bucchi visibili nei muri mostrano dove erano poste le travi del soffitto, alcune delle quali erano anche prolungate al di fuori dell’edificio per poter servire come supporto alle scale esterne, comunicanti col dormitorio dei frati non sacerdoti. La parte più occidentale della chiesa aveva una particolare apertura che serviva come porta per i soli frati. Nel seicento la parte menzionata fu eliminata perché la chiesa fu rifatta con la forma attuale.

Degli edifici costruiti fuori del cerchio ristretto del monastero, bisogna menzionare il maestoso Granaio. L’edificio con i suoi tre piani ad arcate sovrapposte è un esempio di vera maestria tecnica, costruito nel 1683 su ordine dell abate Ludvik il nobile Raumbschüssel.

Nel quattrocento Stièna e stata molte volte minacciata dai guerrieri turchi che venivano dalla Bosnia e volevano attraverso la Carniola e la Carinzia andare verso l’Europa centrale. Allora i monaci per rafforzare le difese del monastero fecero costruire la muraglia e le torri di vedetta. Sotto l’abate Urban Paradiž nel 1519 venne costruita sul lato occidentale una fortificazione rettangolare autonoma, munita di torri rotonde, tre delle quali sono visibili. Al centro si trovava un’imponente torre quadrata munita di tutte le attrezzature di difesa possibili - un vero e proprio “bergfrid” di castello. Il muro di cinta del monastero è giunto intatto a noi: sul lato ovest raggiunge l’altezza di 8 m.

L’abate Jakob fece costruire nel centro del giardino ad ovest della chiesa una pergola per stare con gli ospiti durante il caldo estivo, disegnata a pianta centrale ottagonale con entrate semicircolari su 4 lati e con le finestre simili sugli altri 4 lati. La banderuola metallica in cima al piccolo tetto a piramide porta l’immagine di un putto sagittario, lo stemma dell’abate Jakob con i tre gigli e l’iscrizione in latino PDIAS, significante il nome dell’abate costruttore. I padiglioni di tale forma erano a quei tempi situati in molti giardini di castelli, ma questa pergola estremamente importante perché l’unica del primo seicento in Slovenia.

Una parte del giardino, cinto da mura, viene ora usato come parco di meditazione, circondato dalla vite rampicante. Sull’erba verde sono disposte le statue lignee: Cristo, Madonna, san Benedetto da Norcia, san Bernardo da Chiaravalle. Tutte le statue ha scolpito Jože Trontelj. Fa bene ascoltare il consiglio di Ges : “Venite, in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco!” (Mc 6,31).

Il cimitero dei monaci defunti si trovava nel medioevo nel cortile della chiesa. L’attuale cimitero è situato davanti alla facciata occidentale della chiesa. Là si vedono le semplici croci in ferro coi nomi dei monaci.

Il monastero di Stièna esiste da 900 anni. La vita religiosa fu interrotta con forza brutale dal 1784 sino 1898. Per la sua lunga e ricca storia Stièna vale come un monumento di storia molto importante. Il suo complesso architettonico rappresenta gli stili europei importanti: il romanico, il gotico, il rinascimentale e il barocco.

Nel monastero di Stièna l’architettura e l’arte figurativa hanno raggiunto il loro apice: alla costruzione del monastero romanico nel XII, e durante il periodo del massimo splendore barocco.

Il monastero di Stièna sempre funzionava come centro religioso e culturale della Dolenjska ed anche di altre regioni, perché dappertutto irradiava il suo influsso benevolo. Anch’io voglio augurare alla Stièna amata: “Sia pace fra le tue mura, sicurezza entro le tue dimore!” (Ps 122,7).

  


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